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31/03/2016

Prospettive da Briago

Procedono i lavori in Valpantena a Briago, dove prosegue lo studio dei suoli che caratterizzano le aree in cui stiamo impiantando i nostri nuovi vigneti. Per capire come potranno caratterizzarsi i vini che nasceranno dalle uve di Briago, è necessario comprendere la composizione del terreno e l’influenza che avranno sul profilo sensoriale del vino.

La voce del geologo:
la stratificazione mostra chiaramente la roccia sedimentaria di circa 145/65 milioni di anni fa. Lo strato scuro al di sopra è il cosiddetto “cappellaccio” di deposito secondario, ricco di humus, che poggia sulla parte compatta. Sono presenti concrezioni dendritiche di ossido di ferro e manganese e si tratta di quella parte di color ocra. Il fondo compatto è di roccia sedimentaria, dove si può vedere lo strato del biancone Veneto, chiamato anche maiolica.

La voce dell’agronomo:
i terreni di Briago sono composti principalmente di roccia calcarea, con buona presenza di gesso nelle zone adibite all’impianto di uve Corvina. Il suolo fortemente calcareo dona ai vini verticalità, rendendoli snelli ed eleganti, rispetto ad un suolo argilloso che tende a dare vini più corposi ma meno profondi.
Fondamentale è quindi l’impianto delle diverse varietà in base alla vocazionalità dei diversi suoli, che viene fatto meticolosamente in tutta la tenuta di Briago.